ARRIVEDERCI HOEPLI

La Hoepli è stata una casa editrice specializzata nella manualistica, che nel corso della sua lunga storia, ben 156 anni, attraverso le sue pubblicazioni, ha permesso la crescita e lo sviluppo di una moltitudine di settori del nostro tessuto economico, sociale e culturale. Le sue edizioni hanno accompagnato generazioni di studenti, professionisti e semplici appassionati, accomunati dalla necessità di un manuale che fornisse loro una guida o un supporto per crescere, riflettere, nutrire con la conoscenza un sogno da realizzare. Generazioni eterogenee di italiani, tuttavia, accomunate dalla stessa certezza, quella di avere un Hoepli a loro disposizione.
La Ulrico Hoepli, che per molti milanesi è anche sinonimo di quella familiare libreria in Duomo, ormai è finita. Una storia iniziata in quel lontano 1870, in cui Ulrico, il fondatore, decise di stabilirvi la sua impresa che, negli anni, crescendo, avrebbe raggiunto un carattere nazionale e internazionale.
Dopo 156 anni la liquidazione ha segnato la parola fine a un'altra grande realtà della nostra editoria. Che, pur entrando nell'era tecnologica e delle nuove forme d'istruzione e formazione, ha sempre saputo rimanere fedele al suo pubblico, seppur con non poche difficoltà. Una decisione volontaria, quella del consiglio di amministrazione della società, diviso tra problemi tra i soci ereditari e una crisi del settore ormai sempre più sistemica.
Tuttavia, non si tratta unicamente di una crisi economica: quella dell'editoria italiana è una vera e propria disgregazione di eredità, un discioglimento di esperienza. Hoepli, in sé, non rappresenta unicamente un editore, ma una storia e una memoria che profondamente hanno segnato il nostro paese e la nostra cultura. La crisi della piccola e media editoria e la grande pressione dei grossi "imperi" editoriali non possono che impoverire di qualità e quantità la nostra cultura.
Un mondo che, tra la fine dell'Ottocento e il Novecento, ha visto l'Italia fiorire di artigiani del libro, della democratizzazione della cultura, sia prima sia dopo il fascismo, oggi si perde in un sempre più ampio mare di carta che, dall'interno, lo sta soffocando. Tra il mero capitalismo e l'eccessiva produzione.
L'impoverimento dell'editoria non può che essere un atto deliberato nei confronti di una monocratizzazione della cultura, in cui la pluralità delle voci è sottomessa a pochi e potenti editori. Perché se il libro non è solo un semplice contenitore, ma un mezzo per raccontare, comunicare, condividere, anche senza una rete mobile. Anche l'essere editori è altresì un atto politico di scelta, attenzione e selezione che non può essere demandato a un'oligarchia di soggetti.
Chi doveva difendere non solo la memoria di Hoepli, ma soprattutto chi, attraverso il frutto del lavoro, ha reso possibile tutto ciò che essa ha rappresentato, doveva essere lo Stato; tuttavia, non è riuscito, ossimoro, un governo che crede e sostiene il Made in Italy e che tuttavia vede finire le sue eccellenze senza molto premurarsene.
Si dice: "non si piange sul latte versato", proprio così, ciò che è successo e su cui si poteva prevenire è avvenuto, con risultati nefasti, ha dimostrato la nostra povertà culturale.
Pensare a politiche preventive e a una maggiore tutela della biodiversità del patrimonio editoriale riveste in questo momento una priorità che, se sottovalutata, avrà danni incalcolabili, in particolare sulla piccola e media editoria, che, al pari di altri settori dell'economia italiana, è la spina dorsale del nostro paese.
La scomparsa che, annualmente, erode questo settore è un ennesimo colpo alla già fragile economia del libro, un bene del quale una crescente maggioranza della popolazione non sente più come un oggetto del quotidiano, uno strumento usuale.
Il futuro dell'editoria, seppur primariamente nelle mani dei politicanti, resta, in una restante, e non modesta percentuale, nelle mani di noi lettori. Nel mondo capitalista, dove anche la cultura è merce, siamo noi e noi dobbiamo proteggere e tutelare, attraverso le azioni del quotidiano, il nostro patrimonio, credendo nelle piccole e medie imprese e sostenendo una transizione culturale che non abbandoni le nostre eccellenze e che tuteli realtà valoriali che portino plurivocità alla nostra società. Solo così potremo non definirci schiavi del sistema egemonico la cui pericolosità è sotto i nostri occhi.
Il caso Hoepli ci insegna che anche i giganti possono crollare e, quando crollano, fanno tanto rumore. Usiamo questo clamore per farci sentire.









Commenti